La truffa dei like, conosciuta anche come task scam, viene presentata inizialmente come una semplice opportunità di lavoro online. Alla persona viene proposto di guadagnare denaro mettendo “Mi piace” a video, seguendo profili social, recensendo strutture o completando piccoli incarichi tramite WhatsApp e Telegram.
I primi compiti possono essere realmente pagati con somme modeste. Questo passaggio serve a conquistare la fiducia della vittima e a farle credere che l’attività sia autentica.
Successivamente, però, vengono richiesti versamenti sempre più elevati per accedere a incarichi maggiormente remunerativi, sbloccare presunti compensi o effettuare operazioni in criptovalute.
Il fenomeno è tornato al centro dell’attenzione dopo un’indagine condotta dalla Polizia Postale del Veneto e coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia. Secondo le notizie pubblicate, l’attività investigativa ha riguardato uno schema basato su false offerte di lavoro online, piccoli pagamenti iniziali e successive richieste di denaro. Sono state eseguite perquisizioni e sequestri nell’ambito di accertamenti relativi anche alla movimentazione dei proventi della frode.
Consumatori24 ha già ricevuto diverse segnalazioni relative a schemi analoghi e ha assistito più vittime nella ricostruzione dei fatti e nella predisposizione di denunce presentate o indirizzate alle autorità giudiziarie competenti in diverse Procure.
Queste attività dell’associazione riguardano casi segnalati autonomamente dai consumatori e non devono essere confuse con la specifica indagine condotta dalla Polizia Postale di Venezia.
Come inizia la truffa dei like
Il primo contatto può arrivare attraverso:
- WhatsApp;
- Telegram;
- Facebook;
- Instagram;
- SMS;
- altre piattaforme di messaggistica.
Il messaggio propone generalmente un’attività semplice, da svolgere comodamente da casa e senza particolari competenze.
La persona dovrebbe mettere “Mi piace” a determinati video, seguire alcuni canali, lasciare recensioni oppure inviare lo screenshot dell’incarico completato.
Per rendere credibile la proposta, vengono promessi piccoli compensi per ogni attività svolta.
I primi pagamenti servono a conquistare la fiducia
Uno degli aspetti più insidiosi della truffa dei like è che i primi compensi possono essere effettivamente accreditati.
La vittima riceve pochi euro e si convince che il sistema funzioni davvero. A quel punto viene invitata a svolgere un numero maggiore di operazioni oppure a entrare in un gruppo riservato.
Nello schema descritto dalle recenti notizie, i primi incarichi prevedevano compensi modesti. Soltanto dopo aver conquistato la fiducia della persona iniziavano le richieste di depositi più elevati.
Il piccolo pagamento iniziale non dimostra quindi che l’attività sia lecita. Può rappresentare semplicemente l’esca utilizzata per indurre la vittima a versare molto più denaro.
L’ingresso nei gruppi Telegram
Dopo i primi incarichi, la persona viene spesso inserita in gruppi Telegram nei quali sono presenti presunti collaboratori.
Nel gruppo vengono pubblicati:
- messaggi di utenti apparentemente soddisfatti;
- fotografie di bonifici ricevuti;
- schermate con guadagni elevati;
- testimonianze positive;
- inviti a effettuare rapidamente nuovi versamenti.
Non è possibile sapere se gli altri partecipanti siano persone reali, profili controllati dai truffatori oppure ulteriori vittime.
Le conversazioni hanno lo scopo di creare un ambiente apparentemente affidabile e convincere il nuovo partecipante che tutti stiano realmente guadagnando.
Dai like alle richieste di denaro
Dopo aver conquistato la fiducia della vittima, il sistema cambia.
Non viene più proposto soltanto di mettere “Mi piace”, ma di anticipare denaro per completare operazioni definite più redditizie.
Le richieste possono essere presentate come:
- task premium;
- ordini commerciali;
- prenotazioni simulate;
- operazioni combinate;
- investimenti speciali;
- attività con rendimento garantito;
- acquisti di criptovalute.
La vittima viene rassicurata che il denaro sarà restituito insieme alla commissione maturata.
In realtà, dopo il primo versamento, possono essere richiesti importi sempre maggiori.
Il coinvolgimento delle criptovalute
In numerosi casi la persona viene invitata ad aprire un account presso un exchange e ad acquistare criptovalute come USDT, Bitcoin o Ethereum.
Successivamente riceve l’indirizzo di un wallet verso il quale trasferire i fondi.
Il fatto che l’acquisto venga effettuato attraverso un exchange conosciuto non rende sicura l’operazione. La piattaforma può essere stata utilizzata soltanto per acquistare le criptovalute, mentre il trasferimento finale avviene verso un portafoglio indicato dai truffatori.
È quindi fondamentale distinguere tra l’exchange utilizzato dalla vittima e la falsa piattaforma sulla quale vengono mostrati i presunti guadagni.
Il conto virtuale viene bloccato
Dopo che la vittima ha versato somme significative, il conto visualizzato sulla falsa piattaforma può essere improvvisamente bloccato.
A quel punto iniziano nuove richieste economiche, giustificate con la necessità di pagare:
- tasse;
- commissioni;
- sanzioni;
- costi di sblocco;
- verifiche antiriciclaggio;
- errori commessi durante un task;
- cauzioni;
- spese per il prelievo.
Nell’indagine veneziana descritta dalla stampa, le somme venivano movimentate attraverso una rete di conti correnti, frazionate e in alcuni casi trasferite all’estero, rendendo più complessa la ricostruzione dei flussi finanziari.
“Devi completare tutti i task per riavere i soldi”
Una delle frasi più frequenti è che non sarebbe possibile interrompere l’attività prima di aver completato un’intera sequenza di operazioni.
La vittima viene informata che, se non effettua il nuovo pagamento, perderà anche le somme già versate.
Questo meccanismo sfrutta il timore di perdere il capitale precedente. La persona continua quindi a pagare nella speranza che l’operazione successiva sia davvero l’ultima.
In realtà, dopo ogni versamento può comparire un nuovo ostacolo e una nuova richiesta economica.
Cosa fare quando si scopre la truffa dei like
La prima regola è non effettuare ulteriori pagamenti.
Non bisogna versare altre somme per:
- sbloccare il conto;
- correggere un presunto errore;
- pagare le tasse;
- completare il gruppo di incarichi;
- recuperare le commissioni;
- autorizzare il prelievo.
È inoltre importante interrompere l’invio di documenti personali, fotografie, credenziali bancarie o codici ricevuti tramite SMS.
Conservare tutte le prove
Prima di bloccare i contatti è opportuno raccogliere la documentazione disponibile.
Devono essere conservati:
- chat WhatsApp e Telegram;
- username dei profili;
- numeri telefonici;
- indirizzi email;
- screenshot dei gruppi;
- link delle piattaforme;
- ricevute dei bonifici;
- estratti conto;
- indirizzi dei wallet;
- hash delle transazioni in criptovalute;
- schermate dei presunti guadagni;
- richieste di tasse o commissioni.
È utile anche predisporre una cronologia con la data del primo contatto, gli incarichi svolti, i compensi ricevuti e tutti i versamenti effettuati.
Una denuncia ben documentata consente di rappresentare più chiaramente lo schema seguito, i canali utilizzati e il percorso del denaro.
Contattare tempestivamente banca ed exchange
Se il pagamento è stato effettuato recentemente, è opportuno contattare subito la banca, l’emittente della carta o l’exchange utilizzato.
Occorre segnalare la possibile frode, indicare le operazioni interessate e chiedere quali procedure possano essere attivate.
Non è possibile assicurare che le somme vengano recuperate, ma intervenire rapidamente consente di verificare se le operazioni siano ancora in corso oppure se siano disponibili strumenti di contestazione o segnalazione.
Attenzione alla seconda truffa
Dopo la truffa dei like, la vittima può essere ricontattata da soggetti che dichiarano di poter recuperare il denaro.
Possono presentarsi come:
- avvocati internazionali;
- investigatori blockchain;
- funzionari pubblici;
- società di recupero;
- esperti di criptovalute;
- autorità finanziarie.
Se chiedono un pagamento anticipato per liberare o recuperare le somme, potrebbe trattarsi di una recovery scam, cioè di una seconda truffa costruita proprio sui dati delle vittime precedenti.
Nessuno può garantire il recupero integrale del denaro prima di aver analizzato la documentazione e ricostruito le operazioni.
Consumatori24 ha seguito casi analoghi
Consumatori24 ha analizzato più casi nei quali i consumatori erano stati contattati con proposte di lavoro online collegate a like, recensioni, piccoli incarichi e successivi investimenti.
In diverse situazioni, dopo i primi compensi, le vittime erano state invitate a effettuare versamenti tramite bonifico o ad acquistare criptovalute.
L’associazione ha assistito le persone nella ricostruzione cronologica degli eventi, nella raccolta delle prove e nella predisposizione di denunce rivolte alle autorità giudiziarie competenti presso più Procure.
Ogni posizione presenta tuttavia caratteristiche differenti. È quindi necessario verificare le comunicazioni ricevute, le modalità di pagamento, i soggetti coinvolti e la destinazione delle somme.
Conclusioni
La truffa dei like non è un vero lavoro online.
I piccoli pagamenti iniziali servono spesso a far apparire affidabile il sistema. Il guadagno promesso lascia poi spazio a richieste di depositi, investimenti in criptovalute, tasse e commissioni di sblocco.
Quando un’attività che dovrebbe produrre un compenso richiede invece di anticipare continuamente denaro, è necessario interrompere i versamenti e conservare immediatamente tutte le prove.
La rapidità della reazione e la completezza della documentazione possono essere determinanti per ricostruire correttamente quanto accaduto.
Hai subito una truffa dei like?
Consumatori24 esamina la documentazione dei casi segnalati e valuta le possibili iniziative sulla base delle specifiche circostanze. Se sei stato contattato tramite WhatsApp o Telegram per svolgere task retribuiti e successivamente ti sono stati richiesti versamenti o investimenti in criptovalute, puoi inviarci la documentazione attraverso il modulo seguente.
Link interni
Hub Truffa Trading
https://www.noiconsumatori.net/truffa-trading-difenditi-con-lassociazione-consumatori-24/
Cosa fare nelle prime 24 ore dopo una truffa trading
https://www.noiconsumatori.net/prime-24-ore-truffa-trading/
Come conservare le prove dopo una truffa trading
https://www.noiconsumatori.net/come-conservare-le-prove-dopo-una-truffa-trading/
Recovery scam: la seconda truffa dopo il trading
https://www.noiconsumatori.net/recovery-scam-la-seconda-truffa-dopo-il-trading/
Perché continuano a chiedere soldi dopo una truffa trading
https://www.noiconsumatori.net/perche-continuano-a-chiedere-soldi-dopo-una-truffa-trading/
Come interrompere i contatti con il falso broker
https://www.noiconsumatori.net/come-interrompere-i-contatti-con-il-falso-broker/
Exchange di criptovalute: Binance, Coinbase e Kraken nelle truffe trading
https://www.noiconsumatori.net/exchange-criptovalute-binance-coinbase-kraken-truffa-trading/
Link esterni
ANSA – False offerte di lavoro online e indagine della Polizia di Venezia
https://www.ansa.it/veneto/notizie/2026/08/01/false-offerte-di-lavoro-on-line-perquisizioni-della-polizia-di-venezia_3b775af8-1600-48ce-902c-4793a8e02665.html
VeneziaToday – Truffa dei like, sette denunciati
https://www.veneziatoday.it/cronaca/truffa-like-sette-denunciati-polizia-postale.html
CONSOB – Occhio alle truffe finanziarie
https://www.consob.it/web/investor-education/occhio-alle-truffe-finanziarie
Polizia Postale
https://www.commissariatodips.it/