Una delle richieste più difficili da valutare arriva quando una piattaforma di trading sostiene che il cliente, prima di poter prelevare il proprio saldo, debba dimostrare di possedere altra liquidità: versare denaro su un conto, acquistare criptovalute, mostrare un saldo minimo o effettuare un nuovo bonifico come “prova di fondi”. La formula può essere presentata come controllo antiriciclaggio, verifica fiscale, requisito bancario o procedura di sicurezza. Quando il prelievo è subordinato a un ulteriore esborso, però, è essenziale capire chi sta chiedendo il denaro, su quale base e perché un saldo già appartenente al cliente non possa essere restituito senza un nuovo versamento.

Responsabilità editoriale: Redazione Consumatori24.
Ultimo aggiornamento sostanziale: 22 settembre 2026.
Il broker blocca il prelievo e ti chiede altro denaro come “prova di liquidità”?
Prima di effettuare un nuovo versamento, indica quanto hai già investito, quale somma ti chiedono e con quale motivazione.
Che cosa intendono quando parlano di “proof of funds” o prova di liquidità
Nel settore finanziario esistono situazioni reali nelle quali possono essere richieste informazioni sull’origine dei fondi, sulla situazione patrimoniale o sulla capacità economica del cliente. Questi controlli non devono però essere confusi automaticamente con la richiesta di effettuare un nuovo pagamento a favore della piattaforma o di soggetti indicati dal broker.
Una piattaforma può chiedere documenti per verificare identità e provenienza delle somme; diverso è sostenere che, per restituire denaro già presente sul conto, il cliente debba prima versare migliaia di euro su un altro IBAN o trasferire criptovalute verso un wallet comunicato via chat.
Il problema diventa particolarmente serio quando la spiegazione cambia nel tempo: prima una verifica di liquidità, poi una tassa, poi un deposito cauzionale, poi un costo tecnico. In queste situazioni è utile fermarsi e ricostruire l’intera sequenza.
Il prelievo bloccato è spesso il momento in cui emergono le criticità
Molte controversie nel trading online diventano visibili solo quando il cliente chiede di ritirare il denaro. Fino a quel momento la piattaforma può mostrare profitti, operazioni concluse e un saldo apparentemente crescente. La difficoltà nasce quando il saldo non si trasforma in una disponibilità effettivamente trasferibile al conto del cliente.
Consumatori24 dedica una pagina specifica al blocco del conto trading e un approfondimento generale all’assistenza per vittime di broker fraudolenti. La richiesta di prova di liquidità è una foglia specifica di questo cluster: il punto non è il blocco in sé, ma il nuovo versamento imposto come condizione per ottenere il denaro.
Perché il linguaggio antiriciclaggio può risultare convincente
Parole come KYC, AML, proof of funds, compliance e source of wealth appartengono davvero al mondo finanziario. Proprio per questo possono essere usate in modo persuasivo. La presenza di terminologia tecnica non dimostra che la procedura descritta sia corretta né che il soggetto che la invoca sia autorizzato.
Un controllo serio dovrebbe essere collegato a una policy identificabile, a un soggetto regolamentato e a modalità coerenti con il rapporto contrattuale. Se invece il cliente riceve soltanto messaggi WhatsApp da un account manager che chiede di “dimostrare fiducia” con un nuovo bonifico, il quadro merita verifiche molto più approfondite.
È importante anche distinguere la richiesta di documentazione dalla richiesta di denaro. Presentare una dichiarazione bancaria o un documento sulla provenienza dei fondi non è la stessa cosa che trasferire nuove somme alla controparte.
Quando il broker chiede di comprare criptovalute per dimostrare la liquidità
Un’altra variante consiste nel chiedere al cliente di aprire o utilizzare un account su un exchange conosciuto, acquistare stablecoin o altre criptovalute e trasferirle verso un wallet. La presenza di un exchange reale può rendere l’operazione più credibile, ma non rende automaticamente legittima la destinazione finale.
Per ricostruire questi casi è necessario separare il servizio dell’exchange dal soggetto che ha impartito le istruzioni. La guida su exchange di criptovalute e truffa trading spiega perché l’uso di una piattaforma nota non garantisca l’affidabilità del wallet indicato dal broker.
Il trasferimento on-chain può rendere il recupero molto più complesso e, una volta confermato, non funziona come un normale storno di carta. Questo aumenta l’importanza della verifica prima di eseguire un ulteriore pagamento.
Saldo mostrato dalla piattaforma e denaro realmente disponibile
Un saldo sullo schermo è un’informazione mostrata dal software. Non è, da solo, la prova che quella somma sia depositata presso un intermediario autorizzato o realmente disponibile per il cliente. Nelle piattaforme problematiche può accadere che i numeri mostrati non corrispondano a fondi effettivamente segregati o detenuti in modo verificabile.
La richiesta di un nuovo versamento per “liberare” un saldo elevato deve quindi essere valutata anche sotto questo profilo. Più il saldo apparente cresce, più una commissione percentuale può sembrare piccola in confronto, spingendo la vittima a pagare ancora.
La domanda utile è se esistano prove indipendenti della disponibilità del denaro e dell’identità del soggetto che lo controlla, non se la schermata sembri professionale.
Prova di liquidità, tassa e commissione: quando le richieste si moltiplicano
Un segnale particolarmente importante è la successione di pagamenti. Il cliente versa la “prova di fondi”, ma il prelievo resta fermo. A quel punto compare una nuova richiesta: tassa estera, assicurazione, certificato di sblocco, fee blockchain, deposito antiriciclaggio.
Ogni nuovo versamento viene giustificato come l’ultimo passaggio prima dell’accredito. Psicologicamente è difficile interrompere la sequenza perché la persona teme di perdere sia l’investimento iniziale sia le somme già versate per sbloccarlo.
In questi casi è utile valutare l’insieme e non la singola richiesta. Un articolo dedicato alla gas fee per liberare criptovalute affronta una variante dello stesso problema: usare un costo apparentemente tecnico per ottenere altro denaro prima di un rimborso promesso.
Come verificare il soggetto che sta chiedendo il pagamento
Prima di considerare credibile una richiesta è necessario identificare il soggetto giuridico: denominazione, sede, sito, eventuale autorizzazione, contratto applicabile e canali ufficiali. Un nome commerciale visualizzato sulla piattaforma non è sufficiente.
La Consob pubblica regolarmente avvertenze e provvedimenti relativi a siti che offrono abusivamente servizi finanziari o servizi su cripto-attività. L’assenza di un nome da una singola lista non dimostra automaticamente che sia autorizzato; occorre verificare registri e status effettivi.
Se il broker sostiene di essere autorizzato in un altro Paese, il riferimento all’autorità estera deve essere verificato sul sito ufficiale e non attraverso link inviati dallo stesso account manager.
Quali documenti conservare
Per una valutazione possono essere rilevanti contratto o condizioni della piattaforma, estratti conto, ricevute di bonifico, movimenti carta, transazioni crypto, indirizzi wallet, email, chat e screenshot delle richieste di prova di liquidità. È utile anche conservare il saldo visualizzato e la cronologia dei tentativi di prelievo.
Se è stato fornito un documento che parla di compliance, tasse o antiriciclaggio, è importante acquisirlo nella forma originale quando possibile. Loghi e timbri non garantiscono autenticità; però il documento può contenere nomi, riferimenti e coordinate utili a ricostruire la posizione.
Il ruolo della banca o del mezzo di pagamento
Se il denaro è stato inviato tramite bonifico o carta, la ricostruzione del rapporto con il mezzo di pagamento è distinta dalla contestazione verso il broker. Non ogni perdita da investimento produce automaticamente un diritto al rimborso bancario, ma possono esistere circostanze da valutare in base alle modalità concrete dei pagamenti.
La pagina sul recupero dei soldi dopo una truffa trading con bonifico o carta affronta questo ramo specifico. È importante non mescolare gli argomenti: una cosa è la condotta del broker, un’altra il percorso del denaro attraverso gli intermediari.
Quando può essere utile chiedere assistenza
La situazione merita un approfondimento quando le somme già versate sono elevate, il prelievo è bloccato da tempo, la piattaforma continua a introdurre nuovi requisiti economici o il cliente viene indirizzato verso wallet e società diverse da quella con cui aveva iniziato il rapporto.
Consumatori24 può esaminare la cronologia e la documentazione essenziale per capire quali soggetti risultino coinvolti e se la richiesta di prova di liquidità sia inserita in un quadro più ampio di criticità.
Domande frequenti
Un broker può chiedere documenti sull’origine dei fondi?
Sì, in determinati contesti possono esistere obblighi di verifica. Ma chiedere documenti non equivale a imporre un nuovo trasferimento di denaro per consentire il prelievo.
Se pago la prova di liquidità, il prelievo viene sicuramente sbloccato?
No. Se il soggetto non è affidabile, il nuovo versamento può diventare un’ulteriore perdita e può essere seguito da altre richieste.
La piattaforma usa termini tecnici e documenti con loghi: è sufficiente?
No. Identità, autorizzazione, rapporto contrattuale e contenuto dei documenti devono essere verificati su fonti indipendenti.
Fonti istituzionali
La Consob pubblica nella sezione “Occhio alle truffe!” avvertenze, richiami e provvedimenti relativi all’abusivismo finanziario e ai servizi su cripto-attività. Per il quadro europeo sugli operatori e sui mercati è disponibile anche il portale dell’ESMA.
Il broker chiede altro denaro prima di autorizzare il prelievo?
Indica piattaforma, importo complessivamente versato, saldo mostrato, somma richiesta come prova di liquidità e modalità con cui dovresti pagarla. Se disponibili allega la richiesta scritta, i tentativi di prelievo e le ricevute dei versamenti precedenti.
Compila il modulo qui sotto: l’invio è senza impegno e ti risponderemo entro poche ore lavorative.