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Dopo una perdita su una piattaforma di trading o una truffa finanziaria può arrivare un secondo contatto: qualcuno sostiene di avere individuato il denaro, di poterlo recuperare o di doverlo trasferire su un nuovo conto “sicuro”. A volte viene chiesto alla vittima di aprire un conto presso una fintech, una banca digitale o un servizio di pagamento e di completare rapidamente la verifica dell’identità. L’apertura di un conto non è di per sé anomala, ma in un contesto di recupero fondi bisogna capire perché quel conto sia necessario, chi lo sta chiedendo e quale operazione dovrebbe effettivamente ricevere. Il rischio è che un passaggio presentato come semplice procedura tecnica diventi il punto di partenza per ulteriori versamenti, trasferimenti di criptovalute o movimentazioni che il cliente non comprende.

Smartphone e servizi finanziari, immagine illustrativa per conto fintech richiesto dopo una truffa trading
Photo by NordWood Themes on Unsplash

Responsabilità editoriale: Redazione Consumatori24.
Ultimo aggiornamento sostanziale: 22 settembre 2026.

Dopo una truffa trading ti hanno chiesto di aprire un nuovo conto per ricevere il rimborso?

Descrivi chi ti ha contattato, quale conto ti ha fatto aprire, cosa dovrebbe arrivare e se ti stanno chiedendo altri pagamenti.

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Il recupero fondi è una fase ad alto rischio

Chi ha già perso denaro è particolarmente vulnerabile a una seconda proposta, perché desidera recuperare almeno parte delle somme e può essere disposto ad accettare procedure che in un altro momento considererebbe insolite. Le cosiddette recovery scam sfruttano proprio questa situazione.

Consumatori24 ha già approfondito il tema della seconda truffa dopo il trading. La richiesta di aprire un conto fintech è una foglia specifica: il punto non è demonizzare banche digitali o servizi di pagamento, ma verificare perché un soggetto terzo voglia inserire un nuovo intermediario nel percorso del presunto rimborso. Per il quadro generale resta di riferimento la guida madre sulla truffa trading online.

Perché ti chiedono un conto nuovo

Le spiegazioni possono sembrare plausibili: il vecchio conto sarebbe “compromesso”, il rimborso sarebbe in criptovaluta, servirebbe un IBAN internazionale, la banca tradizionale non accetterebbe il trasferimento, il denaro sarebbe soggetto a una procedura AML oppure la fintech sarebbe “partner” dell’ente che recupera i fondi.

Ognuna di queste affermazioni va verificata. Un rimborso reale dovrebbe avere un soggetto pagatore identificabile, una causale comprensibile e documenti coerenti. Se la spiegazione cambia continuamente o il conto nuovo serve soprattutto a effettuare ulteriori operazioni in uscita, il quadro diventa più preoccupante.

Chi ti ha contattato?

La prima domanda riguarda l’identità del soggetto. Può presentarsi come studio legale, società di recupero, autorità, dipartimento antifrode, esperto blockchain o consulente. Il nome utilizzato al telefono non basta. Vanno confrontati dominio email, sito internet, ragione sociale, indirizzo, registri professionali quando pertinenti e contatti ufficiali.

Consob avverte espressamente di diffidare dei soggetti che promettono il recupero del denaro investito. L’Autorità ha inoltre segnalato tentativi di phishing nei quali persone sconosciute usano il nome Consob e chiedono denaro, criptovalute o dati bancari per presunti conti bloccati. Se qualcuno afferma di agire per conto di un’autorità, la verifica deve avvenire attraverso i canali ufficiali dell’ente, non utilizzando numeri o link forniti dal chiamante.

Il conto fintech è realmente intestato a te?

In alcune situazioni il cliente apre personalmente il conto e completa la procedura KYC. In altre riceve istruzioni molto dettagliate e viene invitato a condividere lo schermo, installare un’app di accesso remoto o comunicare codici ricevuti via SMS. È una differenza importante.

Un conto intestato al cliente può comunque essere utilizzato in modo rischioso se terzi ne controllano l’accesso. Il fatto che il conto abbia il nome della vittima non rende automaticamente sicure le operazioni successive. È necessario capire chi possiede password, dispositivo associato, numero di telefono e capacità di autorizzare trasferimenti.

Se ti chiedono di versare denaro sul conto appena aperto

Un passaggio frequente consiste nel chiedere al cliente di “attivare” il conto con un bonifico, dimostrare disponibilità finanziaria, coprire costi fiscali o creare una cronologia di movimentazione. La somma può essere relativamente piccola all’inizio e aumentare dopo.

Il problema è che il presunto rimborso dovrebbe rappresentare un flusso in entrata. Se per riceverlo devi prima inviare altro denaro, comprare criptovalute o trasferire fondi verso un wallet indicato da chi ti ha contattato, occorre valutare con estrema cautela la logica dell’operazione.

Quando il conto diventa un ponte verso le criptovalute

Una fintech può essere usata come passaggio intermedio: il cliente versa euro, acquista criptovalute su un exchange e poi le trasferisce a un indirizzo esterno. Al termine gli viene detto che il wallet ricevente appartiene a un conto di custodia, a un ente di recupero o a una procedura di sblocco.

Una volta trasferite le cripto-attività verso un wallet controllato da terzi, il percorso può diventare molto più difficile da ricostruire. È quindi importante conservare ricevute, hash delle transazioni, indirizzi wallet, email e screenshot, senza affidarsi soltanto alle schermate che mostrano un presunto saldo recuperato.

“Il rimborso è già sul conto ma devi sbloccarlo”

Alcune vittime vedono comparire numeri elevati su una dashboard o ricevono screenshot di bonifici in arrivo. In seguito viene chiesto un pagamento per convertire, assicurare, fiscalizzare o liberare le somme. Questa sequenza è compatibile con molte frodi di recupero.

Un numero visualizzato su una piattaforma non equivale a denaro disponibile. La verifica reale è la possibilità di ricevere fondi spendibili su un conto sotto il controllo esclusivo del cliente, con un mittente identificabile e senza condizioni economiche inventate dopo la richiesta di prelievo.

La richiesta di condividere lo schermo

L’accesso remoto è particolarmente delicato. Programmi di assistenza possono essere legittimi in contesti tecnici, ma non dovrebbero diventare lo strumento con cui un soggetto sconosciuto gestisce operazioni finanziarie, legge codici o guida il cliente ad autorizzare trasferimenti.

Se il nuovo conto è stato aperto mentre un interlocutore controllava lo schermo, bisogna ricostruire quali operazioni siano state eseguite e quali credenziali possano essere state esposte. Anche eventuali modifiche a email, telefono o dispositivo associato meritano attenzione.

Quando usano il nome di una vera fintech

La presenza di un marchio reale non dimostra che chi ti sta guidando abbia rapporti con quella società. Un truffatore può far aprire un conto presso un intermediario autentico e poi utilizzare quel conto come strumento operativo. Il rischio, quindi, non riguarda necessariamente la fintech ma il soggetto che controlla il percorso.

È utile separare sempre tre livelli: chi promette il recupero, chi fornisce il conto e chi riceve concretamente i fondi in uscita. Confondere questi soggetti rende più difficile capire dove si trovi il problema.

Commissioni, tasse e “certificati”

Dopo l’apertura del conto possono comparire richieste di imposta sulle plusvalenze, commissione antiriciclaggio, certificato di provenienza, assicurazione del trasferimento o deposito cauzionale. Il nome può cambiare, ma la logica è la stessa: il cliente deve pagare prima di ricevere denaro che gli viene presentato come già suo.

Quando una richiesta fiscale arriva da un soggetto privato sconosciuto o da un presunto ente estero, non va considerata vera solo perché è accompagnata da un PDF con logo e timbro. La documentazione deve essere verificabile attraverso fonti indipendenti.

Se hai già aperto il conto

Avere aperto il conto non significa automaticamente aver subito un danno ulteriore. La priorità è capire se siano partite operazioni, se terzi abbiano accesso e quali dati siano stati condivisi. Il rapporto con la fintech deve essere distinto dalla relazione con chi ha promesso il recupero.

È utile raccogliere la documentazione dell’apertura, gli accessi disponibili, l’elenco delle operazioni e ogni istruzione ricevuta. Se esistono movimenti non riconosciuti o modifiche non autorizzate, questi elementi assumono un rilievo autonomo.

Il rapporto con il precedente investimento

Il nuovo contatto può conoscere dettagli precisi della truffa originaria: nome della piattaforma, importi, data, numero di telefono. Questo aumenta la credibilità ma non prova che abbia recuperato il denaro. I dati possono provenire dagli stessi soggetti della prima frode, da liste condivise o da informazioni acquisite in altri modi.

Per questo è utile trattare il “recupero” come un nuovo episodio, collegato ma distinto. Va ricostruito chi interviene, cosa chiede e quali somme ulteriori sono state versate.

Documenti utili per una valutazione

Servono le email del soggetto che promette il recupero, eventuali contratti, siti indicati, numeri di telefono, screenshot del presunto saldo, nome della fintech, documenti di apertura del conto, estratti delle operazioni, ricevute dei bonifici e transazioni in criptovaluta.

È utile anche conservare il materiale della prima vicenda di trading, perché può mostrare collegamenti tra soggetti, wallet, beneficiari o modalità comunicative. Non è necessario trasformare tutto in un dossier tecnico: l’obiettivo è avere una cronologia chiara.

Quando può essere utile chiedere assistenza

La situazione merita un approfondimento soprattutto quando vengono chiesti altri soldi, accesso remoto, acquisti di criptovalute, condivisione di credenziali o operazioni verso beneficiari sconosciuti. Anche la promessa di un rimborso molto elevato accompagnata da urgenza e segretezza è un segnale rilevante.

Consumatori24 può aiutare a distinguere il rapporto con la fintech, il soggetto che promette il recupero e il percorso effettivo del denaro, verificando quali passaggi abbiano una reale base documentale.

Fonti istituzionali

Consob raccomanda di diffidare dei soggetti che promettono il recupero del denaro investito nella propria sezione “Watch out for scams”. L’Autorità avverte inoltre che non chiede ai risparmiatori pagamenti, criptovalute o dati bancari per conti bloccati o presunti recuperi.

Ti hanno chiesto di aprire un conto fintech per recuperare soldi persi nel trading?

Indica chi ti ha contattato, nome della fintech, eventuali somme già movimentate, richieste ricevute e se ti hanno fatto acquistare o trasferire criptovalute.

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