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Responsabilità editoriale: Redazione Consumatori24.

Una clausola contrattuale può risultare molto sfavorevole senza essere automaticamente illegittima. Nei rapporti tra professionista e consumatore, però, il Codice del Consumo prevede una disciplina specifica per le clausole vessatorie, cioè quelle che, malgrado la buona fede del professionista, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

La verifica non dovrebbe fermarsi alla singola frase isolata. Occorre leggere il contratto nel suo insieme, capire il tipo di rapporto, verificare come la clausola è formulata e valutare concretamente quali effetti produce.

Clausole vessatorie in un contratto del consumatore

Se la contestazione riguarda invece informazioni ricevute prima della firma, pressioni commerciali o condizioni diverse da quelle prospettate, il punto di partenza può essere la pagina dedicata ai contratti sottoscritti in circostanze ingannevoli o problematiche.

Cosa significa clausola vessatoria

L’articolo 33 del Codice del Consumo individua il criterio generale dello squilibrio significativo a danno del consumatore e contiene una serie di clausole che, ricorrendone i presupposti, sono presunte vessatorie fino a prova contraria.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato richiama proprio questo principio e può intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, sulle clausole inserite in condizioni generali, moduli, modelli e formulari predisposti dalle imprese per i rapporti con i consumatori.

Quali clausole meritano particolare attenzione

Tra le previsioni che possono richiedere una verifica rientrano, a seconda del contesto, quelle che limitano in modo rilevante i diritti del consumatore in caso di inadempimento del professionista, impongono somme manifestamente eccessive in caso di ritardo o inadempimento del consumatore, attribuiscono al solo professionista facoltà particolarmente ampie di recesso o modifica, oppure creano un forte squilibrio nelle conseguenze della cessazione del rapporto.

La presenza di una penale, di un rinnovo automatico o di una facoltà di modifica non significa di per sé che la clausola sia vessatoria. Occorre verificare formulazione, proporzione, trasparenza e disciplina applicabile a quello specifico contratto.

Hai trovato una clausola che ti sembra particolarmente gravosa?

Puoi descrivere il contratto a Consumatori24 e indicare quale clausola viene applicata, in quale momento è emerso il problema e quali comunicazioni hai ricevuto. Il modulo è disponibile in fondo alla pagina.

Penali eccessive e importi richiesti alla cessazione

Una delle contestazioni più frequenti nasce quando il consumatore vuole recedere o contesta l’esecuzione del contratto e scopre una penale o un importo molto elevato. La sola entità della somma non consente però di concludere automaticamente che la clausola sia nulla.

È necessario verificare la funzione dell’importo richiesto, la durata del contratto, gli obblighi reciproci, l’eventuale danno che la clausola intende disciplinare e il rapporto tra quanto richiesto al consumatore e le conseguenze previste per il professionista.

Modifiche unilaterali del contratto

Alcuni contratti attribuiscono al professionista la possibilità di modificare prezzi o altre condizioni. Anche in questo caso la valutazione dipende dalla disciplina del settore e dal contenuto concreto della clausola, compresa l’eventuale indicazione di motivi, limiti, preavviso e possibilità riconosciute al consumatore.

Una formula generica che lasci al professionista un potere eccessivamente ampio può richiedere un esame diverso rispetto a una modifica disciplinata in modo chiaro e collegata a presupposti specifici.

Limitazioni dei diritti del consumatore

Particolare attenzione meritano anche le clausole che sembrano escludere o comprimere i rimedi disponibili quando il professionista non adempie correttamente. Il consumatore non dovrebbe dare per scontato che qualsiasi limitazione scritta nel contratto sia automaticamente efficace.

Il confronto deve essere effettuato con le norme applicabili al rapporto e con l’intero assetto contrattuale. La pagina AGCM dedicata alle clausole non vessatorie offre esempi delle previsioni che la disciplina considera particolarmente sensibili.

Clausola poco chiara e clausola vessatoria non sono la stessa cosa

La trasparenza del testo è importante, ma una clausola difficile da comprendere non coincide automaticamente con una clausola vessatoria. Allo stesso modo, una clausola scritta in modo formalmente chiaro può comunque richiedere una verifica se produce un significativo squilibrio a danno del consumatore.

Per valutare correttamente il contratto può essere necessario considerare anche le informazioni precontrattuali, le condizioni generali, gli allegati e il modo in cui il professionista ha presentato l’offerta.

Cosa succede se una clausola è vessatoria

La disciplina del Codice del Consumo prevede una tutela specifica. Quando ricorrono i presupposti, la clausola può essere colpita dalla cosiddetta nullità di protezione, mentre il contratto può restare efficace per la parte restante, nei limiti previsti dalla legge.

Questo non significa che il consumatore possa semplicemente ignorare ogni clausola che considera ingiusta. Prima di assumere iniziative è opportuno verificare se la disciplina sulle clausole vessatorie sia applicabile e quale effetto produca nel caso concreto.

Il ruolo dell’AGCM e quello del giudice

L’AGCM ha competenze specifiche sulle clausole vessatorie presenti nelle condizioni generali di contratto o nei moduli predisposti dalle imprese. L’Autorità può attivarsi d’ufficio o a seguito di segnalazioni e può accertare la vessatorietà delle clausole nell’ambito delle procedure previste.

La tutela del singolo rapporto contrattuale e le conseguenze tra le parti possono inoltre richiedere valutazioni diverse, comprese quelle riservate all’autorità giudiziaria. Per questo un provvedimento dell’AGCM e la contestazione del singolo contratto non devono essere confusi.

Clausole vessatorie e diritto di recesso

Talvolta il consumatore scopre una clausola problematica proprio quando prova a uscire dal contratto. In questi casi è importante distinguere il controllo sulla clausola dall’eventuale diritto di recesso previsto dalla legge.

Per i contratti conclusi a distanza o fuori dai locali commerciali, ricorrendone i presupposti, può essere utile verificare anche la disciplina del diritto di recesso entro 14 giorni, tenendo conto delle ipotesi in cui il termine è diverso e delle eccezioni previste.

Contratti finanziati e clausole da leggere insieme

Quando l’acquisto di un bene o servizio è accompagnato da un finanziamento, il consumatore può avere davanti due rapporti contrattuali collegati. Una clausola del contratto commerciale non dovrebbe essere valutata senza leggere anche la documentazione del credito, soprattutto quando la contestazione riguarda rate, recesso, mancata esecuzione del servizio o risoluzione.

In questi casi può essere utile consultare anche la guida sul finanziamento collegato a un contratto contestato.

Quali documenti servono per una valutazione

Per comprendere l’effetto di una clausola è utile disporre del contratto completo, non soltanto della pagina che contiene la previsione contestata. Possono essere rilevanti anche condizioni generali, modulo d’ordine, preventivo, eventuale finanziamento, comunicazioni precontrattuali, e-mail, PEC, lettere di recesso, richieste di pagamento e risposte dell’azienda.

Il contesto è importante anche per distinguere una clausola potenzialmente vessatoria da un problema di inadempimento del contratto.

Clausole vessatorie: domande frequenti

Una clausola che mi penalizza è sempre vessatoria?

No. Occorre verificare se determina, secondo la disciplina applicabile, un significativo squilibrio a carico del consumatore e considerare il contratto nel suo insieme.

Una penale alta è automaticamente nulla?

No. L’importo e la funzione della clausola devono essere valutati nel contesto concreto. Alcune penali manifestamente eccessive possono rientrare tra le previsioni che meritano un controllo specifico.

Se ho firmato significa che ho accettato qualsiasi clausola?

La firma non rende automaticamente efficace ogni previsione contrattuale. Nei rapporti di consumo operano norme specifiche che possono incidere sulla validità di determinate clausole.

Posso smettere di pagare perché ritengo una clausola vessatoria?

Non automaticamente. Una sospensione unilaterale può avere conseguenze e dovrebbe essere valutata alla luce del contratto e della contestazione concreta.

L’AGCM può intervenire sulle clausole vessatorie?

Sì, nei limiti delle competenze attribuitele dal Codice del Consumo, in particolare sulle clausole contenute in condizioni generali, moduli, modelli e formulari predisposti dalle imprese per i consumatori.

Vuoi far valutare una clausola contrattuale?

Puoi descrivere a Consumatori24 il contratto, la clausola contestata e il problema che si è verificato. La valutazione tiene conto del testo completo, del tipo di rapporto e delle comunicazioni intercorse, senza presumere che una clausola sia vessatoria solo perché sfavorevole.

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