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Chi ha già perso denaro in una piattaforma di trading o in un investimento in criptovalute può essere ricontattato da soggetti che sostengono di aver individuato i fondi su blockchain e di poterli “sbloccare” dietro il pagamento di una gas fee, di una commissione di rete, di una tassa o di un costo tecnico. La richiesta può sembrare credibile perché usa parole reali del mondo crypto, mostra wallet, transaction hash o schermate con importi apparentemente disponibili. Proprio per questo è importante distinguere un costo di rete reale da una nuova richiesta di denaro inserita in un possibile schema di recupero fraudolento.

Schermata di trading e criptovalute su laptop
Photo by Pierre Borthiry – Peiobty on Unsplash

Responsabilità editoriale: Redazione Consumatori24.
Ultimo aggiornamento sostanziale: 22 settembre 2026.

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Perché la parola “gas fee” può rendere credibile una richiesta

Nelle reti blockchain esistono effettivamente commissioni tecniche necessarie per eseguire determinate transazioni. Il problema nasce quando questa nozione viene utilizzata per giustificare richieste di denaro che non hanno una relazione chiara, verificabile e proporzionata con una reale operazione sulla blockchain.

Nelle situazioni segnalate online a livello internazionale ricorrono schemi nei quali alla vittima viene mostrato un saldo apparentemente recuperato e viene spiegato che, per renderlo disponibile, occorre anticipare una somma. La causale cambia: gas fee, imposta, assicurazione, deposito di garanzia, verifica antiriciclaggio, prova di liquidità, commissione di conversione. Il punto decisivo non è il nome dato al pagamento, ma la possibilità di verificare chi lo richiede, perché lo richiede e quale rapporto giuridico o tecnico giustifichi la somma.

Se il primo investimento è avvenuto attraverso una piattaforma non autorizzata, oppure se il nuovo soggetto è comparso dopo la perdita promettendo il recupero, il livello di cautela deve aumentare. La pagina di assistenza per truffe trading raccoglie il quadro generale dei principali problemi che possono emergere quando una piattaforma impedisce prelievi o richiede nuovi versamenti.

Il recupero apparente può essere una seconda fase della stessa frode

Una delle situazioni più insidiose si verifica quando, dopo settimane o mesi, qualcuno contatta la vittima dicendo di lavorare per un exchange, un’autorità, uno studio specializzato, una società di cybersecurity o un ufficio di recupero. Il messaggio spesso contiene informazioni già note: nome, numero di telefono, importo investito, piattaforma utilizzata. Questo può creare l’impressione che il soggetto disponga realmente di un fascicolo ufficiale.

Questo schema rientra nel fenomeno della recovery scam dopo una truffa trading, che raccoglie il quadro generale del sottocluster sul falso recupero fondi.

In realtà, dati relativi a precedenti vittime possono circolare tra reti di soggetti diversi oppure essere riutilizzati nello stesso ambiente fraudolento. Conoscere dettagli del precedente investimento, quindi, non dimostra da solo che chi chiama abbia recuperato denaro. Anche la presenza di un indirizzo wallet o di una transazione visibile su un explorer blockchain non prova automaticamente che quelle criptovalute appartengano alla vittima o siano nella disponibilità del soggetto che promette di restituirle.

Consumatori24 ha già dedicato un approfondimento specifico al rapporto tra exchange di criptovalute e truffa trading. È utile distinguere sempre l’exchange realmente utilizzato dal cliente, il wallet di destinazione e gli eventuali soggetti che sono intervenuti successivamente.

Quando una richiesta di pagamento merita particolare attenzione

Non esiste un singolo elemento che consenta di qualificare ogni situazione. Tuttavia, alcuni fattori richiedono un controllo più approfondito, soprattutto quando si presentano insieme. È il caso di somme richieste con urgenza, pagamenti da effettuare in criptovalute, wallet personali indicati via chat, soggetti che rifiutano di inviare documentazione contrattuale verificabile o che subordinano qualsiasi rimborso a un nuovo versamento.

Un altro elemento delicato è la sequenza delle richieste. Se dopo la prima “fee” compare una seconda somma per tasse, certificazioni, antiriciclaggio o ulteriori passaggi tecnici, il rischio economico aumenta rapidamente. La vittima può trovarsi a pagare più volte con la convinzione che il versamento precedente non debba andare perso.

È utile anche osservare la modalità con cui vengono presentate le presunte prove. Un documento con loghi istituzionali, una schermata di wallet o un PDF che utilizza terminologia tecnica non sono, da soli, una garanzia di autenticità. L’origine del documento, il soggetto che lo firma, il dominio email, i riferimenti societari e l’eventuale autorizzazione dell’operatore devono essere verificati in modo indipendente.

Gas fee reale e pagamento imposto dal sedicente recuperatore non sono la stessa cosa

In una transazione blockchain autentica, la commissione è collegata a una specifica operazione sulla rete. Il suo funzionamento dipende dalla blockchain, dal livello di congestione, dal tipo di transazione e dal wallet utilizzato. Questo però non significa che qualunque richiesta denominata “gas fee” sia tecnicamente necessaria.

Una differenza importante riguarda il controllo del wallet. Se la vittima non dispone delle chiavi o non controlla realmente l’indirizzo nel quale sarebbero presenti i fondi, non basta che qualcuno mostri un saldo per poter dire che il denaro sia recuperato. Ancora più delicato è il caso in cui la somma venga richiesta mediante bonifico a una società diversa, acquisto di stablecoin o trasferimento verso un indirizzo comunicato soltanto via messaggistica.

Quando il percorso originario ha già coinvolto trasferimenti in criptovalute può essere utile ricostruire prima l’operazione precedente. La guida sulla truffa trading o criptovalute spiega il contesto generale senza confondere il primo investimento con la fase successiva del presunto recupero.

Quali documenti aiutano a capire la situazione

Prima di valutare la posizione è utile conservare in modo ordinato la documentazione. Non serve produrre decine di screenshot scollegati: ciò che conta è ricostruire la sequenza dei fatti. Possono essere rilevanti le ricevute dei bonifici, gli estratti delle carte, le transazioni dell’exchange, gli indirizzi wallet, gli hash delle operazioni, le email e i messaggi nei quali viene promessa la restituzione.

Occorre inoltre distinguere il soggetto dell’investimento iniziale da quello che propone il recupero. Se sono indicati nomi di società, siti web, numeri telefonici, account Telegram o WhatsApp, questi elementi vanno conservati. La stessa cosa vale per eventuali documenti presentati come certificati fiscali, attestazioni blockchain o autorizzazioni.

La ricostruzione è importante anche perché il denaro può essere transitato attraverso strumenti diversi: bonifici, carte, exchange, wallet personali e servizi di pagamento. Ogni passaggio può avere documentazione propria e non va confuso con gli altri.

Pagare di nuovo può aumentare la perdita

Chi ha già subito una perdita tende naturalmente a concentrarsi sull’obiettivo di recuperare il capitale. La promessa di riavere una somma molto più elevata può rendere apparentemente accettabile una commissione aggiuntiva. È però proprio questo rapporto tra importo promesso e nuovo pagamento a rendere rischiosa la decisione.

Se non esiste una prova indipendente della disponibilità dei fondi e dell’identità di chi li controlla, il nuovo versamento può trasformarsi in un’ulteriore perdita. Inoltre, l’invio di documenti di identità, estratti conto o informazioni bancarie a soggetti non verificati può aprire problemi ulteriori.

Per questo la valutazione non dovrebbe partire dalla domanda “quanto manca per ricevere i soldi?”, ma da una verifica preliminare del soggetto, della catena dei pagamenti e dei documenti già disponibili.

Il quadro istituzionale sulle piattaforme abusive

La Consob richiama con continuità i risparmiatori sulla necessità di verificare che gli operatori che offrono servizi di investimento o servizi su cripto-attività siano autorizzati. L’Autorità pubblica provvedimenti di oscuramento di siti abusivi e mantiene una sezione dedicata alle truffe finanziarie. Nel 2025 ha inoltre ricordato che l’abusivismo riguarda anche servizi connessi alle cripto-attività.

Questo non significa che ogni controversia trading sia identica o che il semplice fatto di non trovare subito un sito in una lista definisca da solo la posizione. Le verifiche devono riguardare il soggetto concreto, il momento in cui ha operato, il tipo di attività proposta e la documentazione del cliente.

Quando può essere utile chiedere assistenza

La situazione merita un approfondimento soprattutto quando il consumatore ha già effettuato pagamenti significativi, quando esistono più soggetti o più passaggi finanziari, quando viene promessa la restituzione a fronte di un’altra somma o quando i documenti ricevuti non sono facilmente verificabili.

Consumatori24 può esaminare gli elementi principali per capire come inquadrare il caso, quali soggetti risultano coinvolti e quali documenti possono essere realmente utili. Non è opportuno, invece, moltiplicare iniziative casuali o rispondere a ogni nuova richiesta senza aver prima ricostruito il percorso del denaro.

Domande frequenti

Se la gas fee esiste davvero sulle blockchain, significa che devo pagarla?

No. L’esistenza tecnica delle commissioni di rete non dimostra che la specifica richiesta ricevuta sia legittima. Devono essere verificati operazione, wallet, soggetto richiedente e modalità del pagamento.

Un transaction hash dimostra che i fondi sono miei?

Dimostra l’esistenza di una transazione sulla rete, ma non stabilisce automaticamente chi abbia diritto ai fondi né chi controlli il wallet. Va inserito nella ricostruzione complessiva.

Il recuperatore conosce l’importo che avevo perso: è una prova che sia affidabile?

No. Informazioni relative a precedenti vittime possono essere state condivise o riutilizzate. È necessario verificare indipendentemente identità, autorizzazioni e documenti.

Fonti istituzionali

Per verificare i richiami dell’autorità italiana sui rischi dell’abusivismo finanziario è possibile consultare la sezione Consob dedicata a “Occhio alle truffe!” e i comunicati sui siti oscurati. Per il quadro europeo sulle cripto-attività e sugli operatori autorizzati è utile anche il portale dell’ESMA.

Ti chiedono una nuova somma per liberare i fondi?

Se dopo una perdita nel trading qualcuno ti ha contattato promettendo un recupero e ora chiede una gas fee, una tassa, un deposito o un ulteriore trasferimento in criptovalute, indica l’importo perso, chi ti ha ricontattato, come vorrebbe essere pagato e quali documenti ti ha inviato. Consumatori24 può valutare gli elementi principali prima che tu assuma nuove decisioni economiche.

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